Eco di Napoli

Vergogna INPS: cassa integrazione autorizzata 75 giorni dopo il suo inizio. Calandrini: Draghi non ha piani per ripartire

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Se le imprese DIVESSERO RICEVERE ESITO NEGATIVO DOVRANNO pagare di tasca loro i lavoratori rimasti fermi. I dipendenti di un’azienda casertana in cig da inizio 2021 non hanno visto NULLA. Il presidente della commissione Bilancio del Senato: “Lavoratori stremati e l’istituto di previdenza non riesce a dare risposte”.

Forse meglio parlare di disintegrazione e non di cassa integrazione, perché quello è lo stato in cui si trova l’economia italiana  a un anno dall’esplosione della pandemia. Disintegrazione, che fa rima con esasperazione, quella per le lungaggini incredibili che caratterizzano la burocrazia del nostro paese. Non fa eccezione l’Inps: l’ente pubblico guidato da Pasquale Tridico è al centro delle polemiche per i ritardi nell’erogazione della Cig e per i calvari burocratici che infligge agli imprenditori.

Lo scorso 13 marzo un’azienda di Caserta riceve dall’Inps la comunicazione che, se vuole, può mettere in Cassa integrazione Covid i suoi dipendenti dal 4 gennaio al 27 marzo 2021. Nel caso, l’azienda dovrà comunicare all’Inps i nominativi dei dipendenti. La scadenza per definire la pratica è il 31 marzo. E alla fine della fiera i lavoratori messi in CIG dall’inizio di gennaio, a metà marzo non hanno visto un euro.

Le aziende, sulla scorta degli annunci dell’ex premier Giuseppe Conte, che alla fine dello scorso dicembre dichiarava “proroghiamo la Cig per altri 3 mesi”, non hanno esitato a mettere in cassa integrazione i lavoratori dall’inizio di gennaio, ma la risposta positiva alla domanda inoltrata all’Inps l’hanno ricevuta due mesi e mezzo dopo, a pochi giorni dalla scadenza dei termini.

Morale della favola (o meglio, dell’incubo): dopo oltre un anno dall’inizio della pandemia, con un altro premier, Mario Draghi, a Palazzo Chigi, a capo del “governo dei migliori”, la gestione della crisi economica e sociale legata all’epidemia è ancora caratterizzata da confusione, approssimazione, improvvisazione.

Tutto questo, mentre del Decreto Sostegni da 32 miliardi di euro, la cifra stanziata lo scorso gennaio con l’ultimo scostamento di bilancio approvato dal parlamento, fino ad ora abbiamo visto solo indiscrezioni. Il provvedimento, che dovrebbe contenere aiuti alle imprese, fondi per la cassa integrazione fino a giugno per tutte le imprese e fino a ottobre per le piccole, indennizzi per la partite Iva, congedi parentali, è ancora allo studio dell’esecutivo, e dovrebbe essere approvato in Consiglio dei ministri venerdì prossimo. Salvo imprevisti…

Calandrini: “Le famiglie sono stremate. E Draghi non ha piani per ripartire”

Ci sono lavoratori che attendono da mesi di ricevere la cassa integrazione. Aziende costrette ad aspettare l’ultimo istante utile per sapere se la richiesta di Cig è stata accettata. Il Decreto Sostegni ancora in fase di elaborazione (il governo, dopo mille rinvii, ha annunciato il via libera per venerdì). A un anno dallo scoppio della pandemia, la sensazione è che si navighi a vista: tra quanto accadeva con il governo guidato da Giuseppe Conte e quanto stiamo osservando ora che a Palazzo Chigi c’è Mario Draghi la differenza è solo nello stile di comunicazione.

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